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Scienza & Tecnologia

In questa categoria una raccolta di interessanti articoli scientifici su nuove e vecchie scoperte e news sui ritrovati tecnologici più recenti.

La tua crema scrub contiene probabilmente delle microplastiche

La plastica è una delle più grandi invenzioni dell'umanità. Con l'uso della plastica si possono realizzare oggetti di forme e uso molteplici, di largo consumo e di basso o bassissimo costo. Contropartita di questa facilità di realizzazione è l'inquinamento che essa provoca. La plastica ha invaso tutti i settori dell'economia fino al delirante uso di stoviglie monouso in plastica che se da un lato evitano di dover lavarle, dall'altro hanno alimentato l'insana abitudine di usarle spesso e di buttarle, purtroppo, in mezzo ai boschi, nelle campagne, in spiaggia o per le strade delle città.

microbeads

La plastica non è un prodotto naturale e come tale non ha in natura dei rivali efficienti che possano mangiarla e digerirla riducendola a sostanza fertilizzante come avviene per i cibi o per i materiali di origine vegetale (legno, carta...). Uno dei fenomeni più insidiosi è la formazione e diffusione di microplastiche che vengono ingerite dai pesci, accumulate nella loro carne e di ritorno ingerite da noi consumatori. Le microplastiche sono pezzetti di plastica di dimensione inferiore ai 5 millimetri, derivanti sia dalla frantumazione di pezzi di plastica più grande che per fabbricazione effettiva di pezzetti così piccoli per usarle nelle creme desfolianti (scrub) o addirittura nei dentifrici.

L'attenzione circa l'inquinamento della plastica si è alzata e con essa anche quella alle microplastiche. Le creme usate per la pulizia del corpo e del viso, specie quelle più economiche, contengono delle perline in plastica dura che hanno l'effetto leggermente abrasivo e riescono a togliere gli strati superficiali di cellule morte della pelle. In alcuni dentifrici queste perline hanno anche esso l'effetto abrasivo per una maggiore pulizia della superficie dei denti. Queste perline di plastica finiscono negli scarichi fognari e neppure i filtri possono trattenerle. Oltrepassano anche i filtri dei depuratori cittadini e finiscono in mare, anche in profondità ed i pesci ne accumulano parecchio, insieme agli altri inquinanti (vedi mercurio, metalli pesanti...).

Alla fine tutto torna. Perché quei pesci noi essere umani li peschiamo e quando finiscono sulle nostre tavole li mangiamo, riprendendoci indietro quei pezzettini di plastica che finiscono nel nostro corpo, facendoci ammalare. Oltre alla microplastiche fabbricate appositamente, una fonte di microplastiche sono i vestiti in fibra sintetica: durante un lavaggio (nel test eseguito fra 30 e 40 gradi) vengono rilasciate decine di migliaia di micro fibre che oltrepassano anche i filtri dei depuratori e finiscono nei terreni / nei corsi d'acqua e nei mari. Le Nazioni Unite hanno lanciato una campagna contro l'inquinamento da microplastiche dal titolo "What is in your bathroom?" (cosa c'è nel tuo bagno?). Interessante, anche solo per le foto dei prodotti, l'articolo del Daily Mail (testata giornalistica inglese).

Come vedere se la crema contiene microplastiche? Per fare ciò basta leggere l'etichetta e controllare se riporta: Polyethylene (PE), Polymethyl methacrylate (PMMA), Nylon, Polyethylene terephthalate (PET), Polypropylene (PP).

Come stabilito dalla legge di Bilancio 2018, dal 1 Gennaio 2020 questo uso di microplastiche saranno vietate. ma non per tutti i prodotti. Infatti, nei prodotti cosmetici intesi come trucchi potranno ancora essere inserite (vedi quei prodotti con glitter per far luccicare). 

Esiste un sito internazionale sul tema delle micro plastiche dal nome "beatthemicrobeads.org" (batti le micro perline).

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Cubo di Rubik e proteine...

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[Creditis: Foto di croisy da Pixabay]

Una ricerca del mondo informatico per la risoluzione del cubo di rubik potrebbe avere importanti ricadute per l'analisi e la decifratura della struttura delle proteine. Infatti, lo sviluppo di un algoritmo più efficiente per la risoluzione del cubo di Rubik (partendo da una combinazione qualsiasi arrivare a ricombinare i cubetti per ottenere delle facce con colore uniforme), porterà degli ottimi risultati anche nel metodo di calcolo delle strutture proteiche. Qual è il nesso? Semplicemente l'approccio di calcolo che analizzi le varie possibili combinazioni. Tale risultato è stato ottenuto dal team di Pierre Baldi della Università della California ad Irvine. L'algoritmo sviluppato è stato chiamato DeepCubeA ed è riuscito a risolvere il problema delle facce del cubo di Rubik impiegando mena memoria RAM (e tempo) rispetto ai precedenti algoritmi. Questi risultati sono stati presentati al Workshop annuale sul Deep Learning tenuti a Copenaghen dal 7 all'11 Luglio 2019.

 

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Ricarica super veloce per smartphone: supercondensatori al posto della batteria

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Gli smartphone e gli altri dispositivi elettronici sono parte integrante della nostra vita quotidiana, tanto da aver cambiato il modo di relazionarsi con i propri amici, familiari e colleghi, con risvolti sociali che tutti noi conosciamo. Uno degli aspetti che più interessa agli utenti di smartphone è la durata della carica della batteria sia la velocità con cui si ricarica la stessa per poi poter riutilizzare il telefono. Le moderne batterie al litio cominciano, inoltre, a deteriorasi dopo i 1500 cicli di ricarica, per cui la durata e l'efficienza della batteria scendono con l'andare del tempo, fino a rendere necessario ricariche frequenti perché la batteria non mantiene più la carica.

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Italiane eccellenti in robotica (secondo RoboHub.org)

La ricerca italiana in campo robotico vanta due nuove eccellenze in campo internazionale: Cecilia Laschi e Barbara Mazzolai. La prima lavora alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa presso l'istituto di biorobotica ad un robot "soffice", ispirandosi al cefalopode per eccellenza: il polpo. Barbara Mazzolai, lavora invece presso l'IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) ad un robot plantoide, ovvero ad un robot ispirato alle piante. Le due geniali donne sono state inserirte in un elenco di 25 eccellenze internazionali in campo robotico (elenco solo alfabetico e non classifica) daRoboHub (una piattaforma online non-profit che riunisice la community internazionali di quanti sono impegnati nella ricerca robotica). 

Cecilia Laschi (Foto) Barbara Mazzolai

 

 

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Obsolescenza programmata, che cos'è?

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L'obsolescenza programmata è una tecnica di invecchiamento precoce o imposto tramite lo studio della qualità dei materiali ovvero con l'implementazione di software che consumino sempre più risorse facendo in modo che un apparecchio tecnologico, sia esso una lavatrice ovvero un telefonino, abbia una vita breve rispetto al possibile, in modo da favorire il mercato dei modelli più recenti. Mentre un tempo le nostre nonne compravano una lavatrice in classe energetica Z (non esiste, ma è un modo per indicare che questo aspetto non veniva curato né evidenziato), con una durata della stessa che poteva arrivare anche a trent'anni, adesso, le lavatrici, come altri elettrodomestici e attrezzi tecnologici hanno una durata in pieno e corretto funzionamento di pochi anni. Capita di sentire parlare amici o di avere esperienza diretta di malfunzionamenti o rotture sopraggiunte qualche mese dopo la scadenza dei 24 mesi di garanzia obbligatoria. A cosa giova questa pratica illegale? Giova agli interessi delle aziende. Un ricambio frequente degli elettrodomestici favorisce le vendite e, quindi, i guadagni. Il marketing induce i consumatori a comprare l'ultimo modello, perché consuma meno energia, riesce a fare operazioni che gli altri non fanno. Nel mercato dei telefonini, così come dei computer, le aziende hanno praticato metodiche riduzioni delle prestazioni per indurre i consumatori a comprare nuovi modelli.

Immaginate se un telefonino durasse dieci anni. Sarebbero guai per le aziende. L'Antitrust italiano in questi giorni (ottobre 2018) ha comminato una pesante sanzione sia ad Apple che a Samsung, per pratiche scorrette ed illegali nell'ambito dei telefonini. Deterioramento programmato delle prestazioni causato dall'obbligatorio aggiornamento ai sistemi iOS più recenti anche per i modelli meno performanti, così come scarsa informazione sul corretto uso delle batterie al litio per garantirne una durata efficace maggiore. Dieci milioni di euro di multa comminata alla APPLE, cinque milione al gigante asiatico.

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SSD e HDD differenza e analogia fra i due tipi di memoria di massa

Il mercato dei computer, degli smartphone e della tecnologia in genere è in continua evoluzione. Parimenti, anche il settore delle memorie dei dispositivi è in continuo e galoppante evoluzione. Siamo passati dai floppy disk di 1,44 Mb (giusto per non andare troppo indietro nel tempo) alle pendrive, al cloud. Rivestono sempre grande importanza le memorie interne ai pc, ai notebook, i cosiddetti dischi fissi. Si parla di dischi, in inglese disk, perché finora questi dispositivi di memoria sono stati costituiti da dischi rivestiti da materiale magnetico che girano ad alta velocità (5400, 7200 giri al minuto sono le velocità solite) e vengono letti o scritti tramite testine sospese a pochissima distanza (millesimi di millimetro). A questi dischi classici, contenuti in box metallici che non fanno entrare polveri all'interno, si sono aggiunti adesso i dischi a stato solido. Cosa sono? I dischi a stato solido in effetti non sono affatto dei dischi ed il nome scelto serve solo a dare continuità concettuale al loro impiego. Infatti, si tratta di memorie di tipo quelle usate nei diffusi pen drive, costituite da uno o più chip elettronici per capacità che arrivano anche ai 256 Gb, 512 Gb o 1 Tb (terabyte). Non ci sono parti in movimento, nessun congegno meccanico sensibile agli urti improvvisi. I dati vengono memorizzati in celle di memoria elettronica che non necessitano di alimentazione per rimanerci e che possono essere cancellati e riscritti milioni di volte prima di esaurire la loro capacità di immagazzinamento.

hdd internal

Ecco un esempio di disco fisso HDD (Hard Disk Drive), in evidenza le parti meccaniche costituite dai dischi (pila di dischi) sulla cui superficie è steso uno strato (film) di materiale magnetico che cambia disposizione (orientamento magnetico) quando la testina posta sul braccio oscillante (dal centro all'esterno dei dischi) vi passa ed è percorsa da una corrente che la magnetizza.

Nei dischi a stato solido invece gli elementi che memorizzano le informazioni sono i chip di memoria (solitamente memoria NAND) che, quindi, immagazzinano dati in forma elettrica tramite la trasformazione permanente (ma reversibile) di miliardi di piccole unità di memoria. 

ssd chip2

Ricordiamo, infatti, che qualsiasi dispositivo in grado di memorizzare e rendere leggibile successivamente delle sequenze di 0 e 1 dette bit e raggruppate in insieme più grandi detti byte (leggi bait) e suoi multipli (kb kylobyte, Mb megabyte, Gb Gigabyte, Tb Terabyte) sono dispositivi di memoria. Sono informazioni codificate in codice binario.

Pro e contro:

  • gli SSD sono più veloci sia in scrittura che in lettura ma in genere sono meno capienti degli HDD. 
  • gli HDD sono più delicati e suscettibili agli urti e agli sbalzi di temperatura.
  • gli SSD presentano comunque dei danni da uso (ed anche da mancato uso) quale la comparsa di blocchi non funzionanti e peggio ancora di chip guasti nel giro di 4 anni.
  • il costo degli SSD rimane più alto a parità di capacità rispetto agli HDD.

Per gli SSD l'uso consigliato è quello per contenere il sistema operativo e i programmi installati (giochi inclusi) in quanto questo rende l'avvio e l'esecuzione più veloce. Gli HDD continuano ad essere affidabili e concretamente più vantaggiosi per la memorizzazione di dati. Resta sempre un grande consiglio da dare: se ci tieni ad una foto...stampala.

 

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Sottocategorie

Notizie sullo spazio, astronomia, astrofisica, esobiologia.

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