Scienza

Il bruco mangia-plastica: una scoperta che potrebbe risolvere il grande problema dell'inquinamento

bruco mangia plastica 01 - fonte paolo bombelli

Come le più grandi scoperte, da una casuale osservazione, si è scoperto che la tarma della cera (parassita degli alveari) è in grado di digerire il polietilene, uno dei polimeri maggiormente utilizzati per produrre la plastica di uso comune. Questo significa che il bruco, sia in fase di larva che in fase di bruco, riesce a mangiucchiare la plastica ed a digerirla grazie a degli enzimi. Questa scoperta naturalmente potrebbe rivoluzionare la lotta all'inquinamento da plastica, selezionando le larve con una maggiore efficienza nel degradare la plastica.

Dopo aver osservato che in una busta di plastica dove aveva messo i parassiti che infestavano le arnie delle api dopo poche decine di minuti erano comparsi numerosi buchi, una apicultrice e biologa, l'italiana Federica Bertocchini, ha segnalato l'accaduto a Paolo Bombelli e Christopher Howe dell'Università di Cambridge, i quali hanno condotti degli esperimenti. Un centinaio di larve, messe in una busta di plastica hanno fatto ridurre la massa della plastica di 92 mg in 12 ore, superando di gran lunga quello che riescono a fare dei batteri (0,13 mg in un giorno). Occorre, adesso, scoprire quali enzimi siano coinvolti per poterli anche sintetizzare. Possibile che la capacità di digerire la cera delle api, complessa miscela di composti lipidici, comporti anche la possibilità di rompere legami chimici dello stesso tipo nella plastica.

bruco mangia plastica 02

Fonte: LeScienze

 

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