Spazio

Notizie sullo spazio, astronomia, astrofisica, esobiologia.

Cos'è un buco nero?

Black hole

I buchi neri sono affascinanti quanto terribili oggetti spaziali chiamati così perché a causa della loro enorme massa (quantità di materia) hanno una forza di gravità così grande da non far sfuggire nemmeno la luce. Attorno ad ogni buco nero, divoratore di stelle e pianeti che vengono attratti dalla enorme forza di gravità, si trova una immaginaria linea oltre la quale tutto cessa di esistere perché divorato dallo stesso. L'orizzonte degli eventi è la linea oltre la quale nulla sfugge più al buco nero.

Come nasce un buco nero? I buchi neri sono previsti dalla teoria della relatività generale. La formazione di un buco nero avviene per collasso gravitazionale dopo che in una stella grande almeno una volta e mezzo il nostro Sole, termina la sua energia nucleare. La forza di gravità comprime il gas rimasto in una massiccia sfera sempre più piccola che si riscalda (a causa dell'urto delle particelle di materia fra di loro). Si giunge ad uno stato in cui la materia si destruttura e cessa di esistere per come la conosciamo. Tutto ciò che è attorno viene risucchiato e nemmeno la luce riesce a uscirne fuori. Per approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero



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Spazio: alle 15.00 di oggi grande annuncio. Forse la foto di un buco nero.

 Aggiornamento: Confermato il tema dell'appuntamento online. Mostrare la prima immagine di un buco nero. 

lin 2048 01

Foto dal sito: https://eventhorizontelescope.org/

 

C'è tanta trepidazione fra gli appassionati di astronomia per l'annuncio che alle 15 verrà fatto sul Canale Youtube dell'Unione Europea. Cosa riveleranno? Sembra che l'annuncio riguardi una foto, finora tenuta segretissima, dell'orizzonte degli eventi di un buco nero. L'orizzonte degli eventi è il confine fra spazio esterno e spazio interno ad un buco nero. La forza di gravità di questo mostro spaziale è così elevata che al di là di questa immaginaria linea (curva) nulla ritorna indietro, neanche la luce. Seguici su questa pagina per vedere il video in streaming.

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Marte, spettacolare immagine del cratere ghiacciato

Stanno facendo il giro del Mondo le immagini del cratere ghiacciato diffuse da Björn Schreiner/FU Berlin/DLR/ESA. Immagini ottenute dalla sonda spaziale Mars Express, in orbita dal 2003. Si tratta di immagini ottenute mettendo insieme tante foto scattate in questi anni di sorvolo da parte della sonda spaziale. Il cratere è stato denominato Korolev, in onore di uno dei pionieri della esplorazione spaziale: Sergej Korolev fu un ingegnere aerospaziale russo, ideatore di capsule spaziali, noto per essere considerato il padre della tecnologia spaziale sovietica. Lavorò nel programma Sputnik che inviò il primo satellite artificiale negli anni '50 e successivamente al programma Vostok, che portò Yuri Gagarin ad restare nei libri di scuola come il primo uomo ad aver orbitato attorno alla Terra.

  

cratere giacchiato marte

L'immagine in foto è stata ottenuta dalle foto scattate dall'apparato fotografico: HRSC (High Resolution Stereo Camera) a bordo del Mars Express, sovrapponendole ad una ricostruzione tridimensionale del terreno. La presenza del ghiacciaio, spesso almeno 2 km, è legata al fenomeno dei livelli d'aria fredda intrappolata. Come noto, la parte fredda di un fluido (gas in questo caso) tende a stare in basso rispetto alle parti calde della miscela di gas per cui, trovandosi intrappolata fra le pareti del cratere, l'aria fredda (marziana) riesce a restare tutto l'anno marziano consentendo all'antico ghiacciaio marziano di rimanere solido. Lo strato d'aria a contatto con il ghiacciaio funge da strato isolante (viene impedito il contatto con aria più calda). Diffusa anche una fotografia a falsi colori per codificare l'altezza relativa del terreno attorno al ghiacciaio.

 

cratere giacchiato marte falsi colori

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Il Sole ha una stella gemella HD186302

whatisspacet

Le stelle sono tante, tantissime. E con loro i possibili pianeti che ci girano attorno, solidi o gassosi che siano. L'universo conosciuto è una possibile porzione di un universo ancora più esteso, inimmaginabile. Distanze che a noi sembrano infinite perché al di là della portata dei mezzi tecnologici attuali e possibilmente anche di ogni altro mezzo di trasporto concepibile, visto che esiste un limite fisico alla velocità massima raggiungibile. Questo limite fisico è la velocità della luce, ovvero la velocità con cui si propagano le onde elettromagnetiche nel vuoto assoluto. Non potremo mai raggiungere costellazioni e pianeti esterni al sistema solare, a meno di ibernazioni ovvero di astronavi - pianeti viaggianti in cui si susseguano le generazioni. L'osservazione astronomica ci permette di sbirciare in questo immenso buio costellato di lucine tondeggianti che sono le stelle. Gli eventi stellari, le fluttuazioni della luce emessa, l'analisi dello spettro della luce che ci raggiunge ci hanno dato informazioni importanti sulla composizione, età e presenza di esopianeti. 

 

In questi giorni l'annuncio della scoperta di una stella, catalogata HD186302, nella costellazione del pavone a 182 anni luce da noi, con caratteristiche simili a quella nostra , cioè il nostro Sole. Nata dalla stessa nursery stellare (con questa locuzione si indicano quegli ammassi di polveri cosmiche che si aggregano per gravità e danno vita ad ammassi gassosi che diventano poi stelle), la stella gemella ha un'età simile alla nostra (4,5 miliardi di anni). La composizione della stella è simile alla nostra secondo i dati estratti da un archivio di 230mila stelle. Lo studio condotto dalle Università di Porto , Costa Azzura e Byurakan (Armenia) ha selezionato i dati da un grande archivio e passato al setaccio i dati spettrografici. La stella HD186302 ha una "metallicità" simile al Sole. Infatti, la composizione del gas stellare indica se una stella è di prima, seconda o altra generazione rispetto alla presunta nascita dell'universo conosciuto. I processi di fusione nucleare che accadono all'interno delle stelle portano alla nascita di elementi più pesanti dell'idrogeno e dell'elio. Le esplosioni stellari, i collassi ed altri fenomeni portano alla creazione di elementi più pesanti come i metalli. Le nubi gassose generate, nel corso dei miliardi di anni incontrano altre nubi o stelle, si condensano e danno vita a masse in cui può innescarsi nuovamente la  fusione nucleare, dando vita a nuove stelle.

 

Progetto AMBRE: The AMBRE Project is a collaboration between the European Southern Observatory (ESO) and the Observatoire de la Cote d'Azur (OCA) that has been established in order to carry out the determination of stellar atmospheric parameters for the archived spectra of four ESO spectrographs. 

Il progetto AMBRE è una collaborazione tra l'osservatorio sud europeo (European Southern Observatory) e l'Osservatorio della Costa Azzurra (OCA). Questa collaborazione è stata fatta per determinare la composizione dei parametri atmosferici di alcune stelle attraverso gli spettri acquisiti (ed archiviati) da quattro spettrografi ESO.


The analysis of the UVES archived spectra for their stellar parameters has been completed in the third phase of the AMBRE Project.From the complete ESO:UVES archive dataset that was received covering the period 2000 to 2010, 51921 spectra for the six standard setups were analysed. The AMBRE analysis pipeline uses the stellar parameterisation algorithm MATISSE to obtain the stellar atmospheric parameters. The synthetic grid is currently constrained to FGKM stars only. 

L'analisi degli spettri dell'archivio UVES per i parametri stellari sono stati completati nella terza fase del progetto AMBRE .  Sono stati analizzati 51921 spettri archiviati nell'archivio ESO:UVES che copre il periodo dal 2000 al 2010. Per ottenere i parametri di composizione atmosferica stellare è stato utilizzato l'algoritmo MATISSE. La griglia sintetica è stata applicata al momento solo alle stelle FGKM.

[...] Per il testo completo consulta: https://arxiv.org/abs/1602.08478 della libreria della Cornell University.

L'articolo originale su https://phys.org/news/2018-11-solar-sibling-identical-sun.html

 

 



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Marte, la sonda InSight è atterrata con successo

marte immagine insight

Foto Credit: NASA / JPL - CalTech

La ricerca spaziale è in continuo fermento non solo per soddisfare la pura curiosità umana, ma soprattutto per capire se ci sono possibilità di sfruttamento economico dei pianeti e altri corpi celesti da parte nostra. Infatti, la Terra è ormai ipersfruttata ed alcune risorse minerarie sono quasi finite. Assistiamo ad un aumento dei prezzi di metalli come il rame, oggetto continuo di furti da parte di ladri attratti dai guadagni che possono realizzare vendendolo. Una delle ragioni dell'esplorazione spaziale è quella legata alla conquista di nuovi territori, extraterrestri in questo caso, da poter colonizzare per scopi scientifici e minerari. Inoltre, l'umanità che sta distruggendo il proprio pianeta è alla ricerca di una via di fuga, di un posto dove andare a trovare riparo in caso di catastrofe nucleare o climatica.

 

 Ieri 26 novembre 2018, alle ore 20.54 circa (ora italiana), la sonda Insight ha toccato il suolo marziano dopo una fase di attraversamento dell'atmosfera marziana avvenuta in circa 6 minuti e mezzo. La sonda è entrata con un angolo di 12° nell'atmosfera marziana con una velocità di circa  19.800 km/h ed ha rallentato per attrito fino a 2000 km/h all'altezza di 11 km dal suolo, momento in cui ha aperto il paracadute e rilasciato lo scudo termico che fino a lì l'ha protetta dal surriscaldamento.  A sua volta, raggiunta la velocità di 215 km/h, a 60 secondi dall'atterraggio (ammartaggio), anche il paracadute è stato rilasciato, azionando i retrorazzi che hanno ulteriormente rallentato fino a velocità quasi nulla nel momento in cui ha toccato il suolo. Un successo, quindi, la fase di "touchdown" della sonda, in quei 7 minuti di terrore (così come li hanno definiti quelli della NASA) in cui un piccolo malfunzionamento poteva comportare conseguenze catastrofiche. 

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Confirmation of a successful touchdown is not the end of the challenges of landing on the Red Planet. InSight's surface-operations phase began a minute after touchdown. One of its first tasks is to deploy its two decagonal solar arrays, which will provide power. That process begins 16 minutes after landing and takes another 16 minutes to complete. 

The InSight team expects a confirmation later Monday that the spacecraft's solar panels successfully deployed. Verification will come from NASA's Odyssey spacecraft, currently orbiting Mars. That signal is expected to reach InSight's mission control at JPL about five-and-a-half hours after landing.

"We are solar powered, so getting the arrays out and operating is a big deal," said Hoffman. "With the arrays providing the energy we need to start the cool science operations, we are well on our way to thoroughly investigate what's inside of Mars for the very first time." 

InSight will begin to collect science data within the first week after landing, though the teams will focus mainly on preparing to set InSight's instruments on the Martian ground. At least two days after touchdown, the engineering team will begin to deploy InSight's 5.9-foot-long (1.8-meter-long) robotic arm so that it can take images of the landscape. 

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Il pianeta Vulcano di Spock esiste e si trova a 16 anni luce da noi

Diario di bordo, data stellare 8102.918. L'annuncio dell'esistenza di un pianeta abitabile (nella fascia abitabile attorno alla sua stella) nella regione della costellazione Eridani, farà sicuramente brillare gli occhi e accendere la fantasia agli appassionati del telefilm cult Star Trek. Uno dei più famosi e amati membri dell'equipaggio dell'enterprise era il vulcaniano Spock, essere vivente intelligente dall'aspetto molto simile all'uomo, caratterizzato dalle orecchie a punta. [Spock era mezzo umano e mezzo vulcaniano. Questa sua impurezza gli riservò trattamenti di bullismo durante l'infanzia da parte degli altri bambini vulcaniani... Il primo attore a interpretare il personaggio fu Leonard Nimoy che lo caratterizzò psicologicamente]

Spock gip

L'ideatore del film aveva individuato questa costellazione coetanea del sole (4 miliardi di anni circa) come luogo in cui si trovava il pianeta Vulcano, pianeta originario di Spock. Adesso, quella intuizione è stata confermata dalla scoperta di un pianeta dalla grande massa che ruota attorno alla stella Eridani 40 in una fascia definita abitabile. Cosa significa? La fascia abitabile è quella regione di spazio attorno ad una stella in cui l'acqua può trovarsi allo stato liquido e permettere alla vita di svilupparsi, così come la conosciamo. Certo, una massa elevata quale sembra essere quella del pianeta ribattezzato Vulcano in onore del signor Spock, comporta una forza di gravità altrettanto elevata e questo per noi umani sarebbe eccessivo da sopportare, ma nulla esclude che nel corso di milioni di anni si siano sviluppati organismi in grado di sostenere lo sforzo. Il sistema stellare di Eridanus è un sistema triplo, cioè ci sono tre stelle legate fra loro dalla forza di gravità.

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