Spazio

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Il Sole ha una stella gemella HD186302

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Le stelle sono tante, tantissime. E con loro i possibili pianeti che ci girano attorno, solidi o gassosi che siano. L'universo conosciuto è una possibile porzione di un universo ancora più esteso, inimmaginabile. Distanze che a noi sembrano infinite perché al di là della portata dei mezzi tecnologici attuali e possibilmente anche di ogni altro mezzo di trasporto concepibile, visto che esiste un limite fisico alla velocità massima raggiungibile. Questo limite fisico è la velocità della luce, ovvero la velocità con cui si propagano le onde elettromagnetiche nel vuoto assoluto. Non potremo mai raggiungere costellazioni e pianeti esterni al sistema solare, a meno di ibernazioni ovvero di astronavi - pianeti viaggianti in cui si susseguano le generazioni. L'osservazione astronomica ci permette di sbirciare in questo immenso buio costellato di lucine tondeggianti che sono le stelle. Gli eventi stellari, le fluttuazioni della luce emessa, l'analisi dello spettro della luce che ci raggiunge ci hanno dato informazioni importanti sulla composizione, età e presenza di esopianeti. 

 

In questi giorni l'annuncio della scoperta di una stella, catalogata HD186302, nella costellazione del pavone a 182 anni luce da noi, con caratteristiche simili a quella nostra , cioè il nostro Sole. Nata dalla stessa nursery stellare (con questa locuzione si indicano quegli ammassi di polveri cosmiche che si aggregano per gravità e danno vita ad ammassi gassosi che diventano poi stelle), la stella gemella ha un'età simile alla nostra (4,5 miliardi di anni). La composizione della stella è simile alla nostra secondo i dati estratti da un archivio di 230mila stelle. Lo studio condotto dalle Università di Porto , Costa Azzura e Byurakan (Armenia) ha selezionato i dati da un grande archivio e passato al setaccio i dati spettrografici. La stella HD186302 ha una "metallicità" simile al Sole. Infatti, la composizione del gas stellare indica se una stella è di prima, seconda o altra generazione rispetto alla presunta nascita dell'universo conosciuto. I processi di fusione nucleare che accadono all'interno delle stelle portano alla nascita di elementi più pesanti dell'idrogeno e dell'elio. Le esplosioni stellari, i collassi ed altri fenomeni portano alla creazione di elementi più pesanti come i metalli. Le nubi gassose generate, nel corso dei miliardi di anni incontrano altre nubi o stelle, si condensano e danno vita a masse in cui può innescarsi nuovamente la  fusione nucleare, dando vita a nuove stelle.

 

Progetto AMBRE: The AMBRE Project is a collaboration between the European Southern Observatory (ESO) and the Observatoire de la Cote d'Azur (OCA) that has been established in order to carry out the determination of stellar atmospheric parameters for the archived spectra of four ESO spectrographs. 

Il progetto AMBRE è una collaborazione tra l'osservatorio sud europeo (European Southern Observatory) e l'Osservatorio della Costa Azzurra (OCA). Questa collaborazione è stata fatta per determinare la composizione dei parametri atmosferici di alcune stelle attraverso gli spettri acquisiti (ed archiviati) da quattro spettrografi ESO.


The analysis of the UVES archived spectra for their stellar parameters has been completed in the third phase of the AMBRE Project.From the complete ESO:UVES archive dataset that was received covering the period 2000 to 2010, 51921 spectra for the six standard setups were analysed. The AMBRE analysis pipeline uses the stellar parameterisation algorithm MATISSE to obtain the stellar atmospheric parameters. The synthetic grid is currently constrained to FGKM stars only. 

L'analisi degli spettri dell'archivio UVES per i parametri stellari sono stati completati nella terza fase del progetto AMBRE .  Sono stati analizzati 51921 spettri archiviati nell'archivio ESO:UVES che copre il periodo dal 2000 al 2010. Per ottenere i parametri di composizione atmosferica stellare è stato utilizzato l'algoritmo MATISSE. La griglia sintetica è stata applicata al momento solo alle stelle FGKM.

[...] Per il testo completo consulta: https://arxiv.org/abs/1602.08478 della libreria della Cornell University.

L'articolo originale su https://phys.org/news/2018-11-solar-sibling-identical-sun.html

 

 



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Il pianeta Vulcano di Spock esiste e si trova a 16 anni luce da noi

Diario di bordo, data stellare 8102.918. L'annuncio dell'esistenza di un pianeta abitabile (nella fascia abitabile attorno alla sua stella) nella regione della costellazione Eridani, farà sicuramente brillare gli occhi e accendere la fantasia agli appassionati del telefilm cult Star Trek. Uno dei più famosi e amati membri dell'equipaggio dell'enterprise era il vulcaniano Spock, essere vivente intelligente dall'aspetto molto simile all'uomo, caratterizzato dalle orecchie a punta. [Spock era mezzo umano e mezzo vulcaniano. Questa sua impurezza gli riservò trattamenti di bullismo durante l'infanzia da parte degli altri bambini vulcaniani... Il primo attore a interpretare il personaggio fu Leonard Nimoy che lo caratterizzò psicologicamente]

Spock gip

L'ideatore del film aveva individuato questa costellazione coetanea del sole (4 miliardi di anni circa) come luogo in cui si trovava il pianeta Vulcano, pianeta originario di Spock. Adesso, quella intuizione è stata confermata dalla scoperta di un pianeta dalla grande massa che ruota attorno alla stella Eridani 40 in una fascia definita abitabile. Cosa significa? La fascia abitabile è quella regione di spazio attorno ad una stella in cui l'acqua può trovarsi allo stato liquido e permettere alla vita di svilupparsi, così come la conosciamo. Certo, una massa elevata quale sembra essere quella del pianeta ribattezzato Vulcano in onore del signor Spock, comporta una forza di gravità altrettanto elevata e questo per noi umani sarebbe eccessivo da sopportare, ma nulla esclude che nel corso di milioni di anni si siano sviluppati organismi in grado di sostenere lo sforzo. Il sistema stellare di Eridanus è un sistema triplo, cioè ci sono tre stelle legate fra loro dalla forza di gravità.

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Acqua su Marte: una conquista italiana.

marte calotta polo satellite

L'interesse per i pianeti del sistema solare, specie per Marte, è non solo una curiosità scientifica fine a se stessa ma è finalizzata anche a capire se ci sono le condizioni per ospitare missioni umane. I risvolti di una missione umana e se possibile di una colonia sul pianeta sono tanti. Lo sfruttamento del pianeta Terra è così elevato che ogni anno consumiamo più risorse alimentari, minerarie ed energetiche di quelle che la natura rende disponibile. Il degrado ambientale del nostro pianeta se non si riuscirà ad invertire la rotta di questi cambiamenti climatici, dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del sottosuolo, ci porterà a distruggere il nostro pianeta. L'evoluzione dei trasporti spaziali porterà a poter affrontare viaggi spaziali nel giro di qualche centinaio di anni, realizzando il sogno di molti scrittori di fantascienza. Non dobbiamo meravigliarci se si pensa a missioni spaziali di lunga durata, a trasferimenti verso altri pianeti. Così come è sempre successo con le missioni esplorative terrestri che hanno portato alla scoperta di territori inesplorati  le future esplorazioni spaziali porteranno alla scoperta di mondi nuovi, diversi, alcuni ospitali per gli esseri umani altri inospitali. Se si riuscisse a trovare un pianeta vicino su cui poter realizzare colonie umane, possibilmente queste diventerebbero terre di conquista. Le nazioni potenti spenderebbero miliardi per poter rivendicare il diritto di proprietà. Il vicino pianeta Marte in passato ha possibilmente ospitato la vita, con fiumi e laghi le cui tracce sono state rilevate con le missioni Viking degli anni 70. Con orgoglio i ricercatori della Università di Roma Tre, laboratorio di fisica applicata alla Terra ed ai pianeti, hanno annunciato il risultato dei loro calcoli: sotto la calotta polare ghiacciata del polo Sud di Marte c'è un lago di acqua liquida ad alcuni chilometri di profondità. (Articolo su Science). Nonostante la temperatura sia sotto lo zero, a causa della pressione esercitata dalla massa ghiacciata sovrastante e dei sali minerali disciolti nell'acqua, quest'acqua intrappolata lì da milioni di anni è liquida. [Interessante articolo pubblicato sul sito dell'Agenzia Spaziale Italiana qui]

 

 

 

Come hanno scoperto questa presenza di acqua i nostri scienziati? La rilevazione è avvenuta tramite analisi dei riflessi delle onde radar emesse da Marsis, uno strumento installato a bordo del satellite Mars Express che orbita attorno al pianeta rosso, lanciato dalla Agenzia Spaziale Europea (ESA). Si tratta di uno strumento in gran parte italiano che sfrutta il principio della riflessione delle onde e, così come avviene con le ecografie a cui siamo tanto abituati, permette di capire la struttura e la natura del materiale che le riflette.

marte crosta calotta acqua radar

 

Come sono arrivati a capire che a tali profondità c'è acqua? Il ghiaccio di questi poli è trasparente alle onde radar nel senso che le fa passare per cui queste arrivano più in profondità. In laboratorio, con l'ausilio di refrigeratori che replicano le condizioni di temperatura e pressione che possono esserci a quelle profondità, gli scienziati hanno fatto prove e controprove, misurazioni ed analisi dei risultati per vedere come le onde sono riflesse. E siccome le leggi fisiche che regolano il nostro mondo sono uguali in tutto l'infinito universo, le onde radar ed i materiali che attraversano e quelli che le riflettono, si comportano come quelli terrestri. Per cui dalla misurazione e dai calcoli gli scienziati sono arrivati a queste conclusioni: c'è acqua liquida su Marte.

marte ricostruzione 3d calotta polare

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Metano (molecola organica) su Marte

Entusiasmante notizia sulla presenza di molecole organiche su marte. La presenza di gas metano nell'atmosfera marziana era stata rilevata nel 2004. Adesso, il veicolo Rover in esplorazione dal 2012 sul suolo marziano, ha rilevato tracce di molecole organiche in un deposito lacustre dove probabilmente vi erano forme di vita.

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Eclissi lunare 27 luglio 2018

I fenomeni celesti hanno da sempre appassionato e guidato l'umanità, specie nei tempi antichi in cui il legame fra cielo e terra era molto più sentito, con la dimensione spirituale connessa agli eventi astronomici. Quando non esisteva l'inquinamento luminoso dovuto alle luci artificiali che caratterizzano le nostre città, la notte era uno spettacolo di lucine: le stelle ed i pianeti. Si poteva osservare la via lattea, le costellazioni ed il vagare dei pianeti che si distinguevano dalle stelle fisse proprio per il loro vagabondare nella volta celeste. I fenomeni che più colpivano le antiche popolazioni erano le eclissi a cui venivano associati significati mistici, religiosi. Le eclissi di Sole e di Luna sono descritte nei testi sacri come in alcuni poemi che sono arrivati sino a noi. Il Sole che veniva oscurato era presagio di qualcosa di catastrofico, un evento al di fuori della portata della umanità. Quest'anno potremo osservare una magnifica eclissi lunare alla fine di luglio. Esattamente, il 27 luglio il nostro satellite naturale (la luna è un satellite della terra perché gira attorno alla terra oltre che attorno al sole), sarà oscurato dal passaggio della terra davanti ad essa.

eclissi lunare 800

L'eclissi totale di Luna comincerà alle 21.30 italiane e durerà ben 103 minuti, aggiudicandosi il primato della più lunga del secolo. Sarà visibile in Italia e nel resto d'Europa e poi in Asia, Australia, Antartide, Africa, Medio Oriente, America del Sud, nell'Oceano Pacifico e nell'Atlantico. Occhi rivolti al cielo, dunque. Molte associazioni di astrofili stanno organizzando eventi di osservazione in varie parti di italia.

eclissi luna

 

 Qui possiamo vedere un disegno non in scala che spiega la formazione dell'ombra e della penombra sulla superficie lunare durante una eclissi. Il pianeta Terra si viene a trovare fra il Sole e la Luna, determinando un oscuramento della superficie lunare. Le zone d'ombra sono quelle che si trovano nel cosiddetto cono d'ombra, mentre quelle in penombra ricevono parte della luce solare perché parzialmente "visibili" dal Sole.

 

 

 

 

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Il mare della tranquillità

 La Luna, nostro satellite naturale, è un corpo celeste legato alla Terra per la forza di gravità. Essa orbita attorna alla Terra in un periodo di 28 giorni, che coincide anche con il tempo impiegato per fare una rotazione su se stessa. Questa coincidenza fa si che dalla Terra si vede sempre la stessa faccia. Insieme alla Terra compie inoltre l'orbita attorno al Sole.

Perché la Luna splende ed illumina il cielo della notte?

La Luna splende di luce riflessa, non è una stella come il nostro Sole (un ammasso gassoso in cui avvengono reazioni nucleari a milioni di gradi di temperatura). La luce che vediamo è quella del Sole riflessa dalla superficie lunare.

Perché sulla luna non c'è aria?

L'aria terrestre (atmosfera) è trattenuta dalla forza di gravità. Siccome la forza di gravità aumenta con la quantità di materia, più un corpo è massiccio, maggiore è la forza di gravità. La Luna ha una forza di gravità pari a circa il 16 percento di quella terrestre, in quanto è più piccola. Questa intensità della forza non basta a trattenere i gas, per cui sulla Luna non c'è aria.

mari lunari

Cos'è il mare della tranquillità?

Sulla Luna non c'è acqua né altri liquidi (quanto meno in superficie). Perché si parla di mari sulla Luna? La superficie lunare non è regolare ed è stata modellata da attività vulcaniche e dai bombardamenti di meteoriti. Si trovano, quindi, vallate e monti, crateri da impatto e solchi fatti da lava che scorreva. Le zone scure della superficie lunare, pianeggianti all'osservazione, sono state nominate mari. Ma non c'è acqua. Si tratta di grandi o grandissime distese di roccia scura, basaltica (un tipo di roccia vulcanica).

Ci sono anche altri mari, come visibile in foto. Niente bagno, quindi :)

 

I Mari della Luna

Nei mari della luna
tuffi non se ne fanno:
non c’è una goccia d’acqua,
pesci non ce ne stanno.
Che magnifico mare
per chi non sa nuotare!

Gianni Rodari

 

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