Poesia

Poesie sul Vento

Il poeta ozioso

L’arpa d’oro

pende ai salici

il canoro

vento l’agita

non le dita

mie lo tocchino

l’infinita

anima l’animi

l’arpa al vento

al sole oscilla

brilla, squilla.

 

G. Pascoli

 

 

Il vento

Nell’aria grigia e morta

c’è un’onda di lamento.

Qualcuno urta la porta:

– Avanti! Passi! – E’ il vento.

Vento del Nord che porta

e neve e fame e stento:

la macchia irta e contorta

ulula di spavento.

Passano neri stormi

in frettoloso oblio;

passano nubi informi.

Tutto nell’aria oscura

passa e s’invola; addio

da non so qual sventura. (G. Pascoli)

 

Tramontana
Oggi una volontà di ferro spazza l’aria
divelle gli arbusti, strapazza i palmizi
e nel mare compresso scava
grandi solchi crestati di bava.
Ogni forma si squassa nel subbuglio
degli elementi;
è un urlo solo, un muglio
di scerpate esistenze: tutto schianta
l’ora che passa: viaggiano la cupola del cielo
non sai se foglie o uccelli – e non son più.
E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi
dei venti disfrenanti
e stringi a e i bracci gonfi
di fiori non ancora nati;
come senti nemici
gli spiriti che la convulsa terra
sorvolano a sciami,
una vita sottile, e come ami
oggi le tue radici.
(E. Montale)

 

Le fatiche del vento
Molto ha da fare il vento con le nuvole,
frivolo armento senza disciplina.
Piace al sole con pompa e con ossequio
d’essere accolto in cielo ogni mattina:
e fin dall’alba, ecco il vento in servizio
a preparargli una regal cortina.
Sul vespro, poi, nuovo apparato!
Gli uomini soglion tra loro chiamar pazzo il vento;
forse perchè si pensa che non debbano
costar fatica alcuna, alcuno stento,
que’ suoi servigi; ma se gli si sbandano
le nubi e il sol se ne va via scontento?
Se ogni villano vuol acqua sul proprio
campicello, e lui, per firmamento,
gira e rigira non trova una nuvola,
quando poche sarebbero anche cento? (Luigi Pirandello)

 

Il vento
Ma chi bussa da villano?
corri all’uscio: è già lontano.
Ma chi è quel capo ameno?
porta l’acqua ed il sereno,
sparge i semi per il mondo,
sbuffa e frulla in tondo in tondo,
mena schiaffi e scappellotti,
fischia per i vetri rotti,
ora è dolce e profumato,
ora è proprio uno sgarbato,
corre e vola in un momento…
chi sarà, bambini? Il vento! E. Bossi

 

Il vento.
Arriva il vento. Che pazzerello!
Vedi? E' sgarbato come un monello.
Strappa il giornale che tieni in mano:
manda i cappelli lontan lontano.
Tu devi correre fino laggiù,
ma il tuo cappello corre di più.
Intanto il vento, con la mano lesta,
fa il parrucchiere sulla tua testa;
e se, per caso, apri l'ombrello,
ti spazza via, presto, anche quello.
Ma che puoi farci? Non t'arrabbiare:
è un birichino e vuol giocare!
Gianni Rodari.

 

Il vento
E’ mite carezza
che passa gentile
e tiepida scherza
coi fiori d’aprile
è vasto respiro
lanciato sull’onda
che spinge la vela
in corsa gioconda.
E’ mano che afferra
con dita spiegate
e all’albero strappa
le foglie dorate.
E’ gelido soffio
che scende dai monti
e in ghiaccio tramuta
i rivi e le fonti
così senza posa,
or rapido or lento
si svolge l’eterno
cammino del vento. Ada Negri

 

 

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una regina e un re

Tanto tempo fa in un castello

viveva un re molto bello,

e una regina

che per scherzare la chiamavano

tutti Ina.

Un giorno la regina e il re

non sapendo cosa fare,

andarono a disturbare

il loro micino

che era piccino piccino:

ma il micino si infuriò

e così se ne andò.

Il re e la regina essendo disperati

furono per tanti anni

molto rattristati.

Mattia Catanese

e Giorgia Salemi.

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Emily Dickinson, Valentine e altro

Destatevi nove muse, cantatemi una melodia divina,
dipanate il sacro nastro, e legate il mio Valentino!

Oh la Terra fu creata per amanti, damigelle, e spasimanti disperati,
per sospiri, e dolci sussurri, e unità fatte di due,
tutte le cose si vanno corteggiando, in terra, o mare, o aria,
Dio non ha fatto celibe nessuno eccetto te nel suo mondo così bello!
La sposa, e poi lo sposo, i due, e poi l'uno,
Adamo, ed Eva, sua consorte, la luna, e poi il sole;
la vita fornisce la norma, chi obbedisce sarà felice,
chi non serve il sovrano, sia appeso all'albero fatale.
Il superbo cerca l'umile, il grande cerca il piccolo,
nessuno non trova chi ha cercato, su questa terrestre sfera;
L'ape fa la corte al fiore, il fiore risponde al suo appello,
ed essi celebrano nozze gioiose, i cui invitati sono cento foglie;
il vento corteggia i rami, i rami si fanno conquistare,
e il padre affettuoso cerca la fanciulla per il figlio.
La tempesta si aggira sulla riva mormorando un dolente canto,
il frangente con occhio pensoso, volge lo sguardo alla luna,
i loro spiriti si fondono, si scambiano solenni giuramenti,
mai più canterà lui dolente, e lei scaccerà la sua tristezza.
Il verme corteggia il mortale, la morte reclama una sposa viva,
la notte al giorno è sposata, l'aurora al vespro;
la Terra è un'allegra damigella, e il Cielo un cavaliere tanto sincero,
e la Terra è alquanto civettuola, e a lui sembra vano implorare.
Ora l'applicazione pratica, al lettore dell'elenco,
per portarti sulla retta via, e mettere in riga la tua anima;
tu sei un assolo umano, un essere freddo, e solitario,
non avrai una dolce compagna, raccoglierai ciò che hai seminato.
Non hai mai ore silenti, e minuti sempre troppo lunghi,
e un sacco di tristi pensieri, e lamenti invece di canti?
C'è Sarah, ed Eliza, ed Emeline così bella,
Harriet, e Susan, e quella con la chioma arricciata!
I tuoi occhi sono tristemente accecati, eppure puoi ancora vedere
sei vere, e avvenenti fanciulle sedute sull'albero;
accostati a quell'albero con prudenza, poi arrampicati ardito,
e cogli colei che ami di più, non curarti dello spazio, né del tempo!
Poi portala tra le fronde del bosco, e costruisci per lei un pergolato,
e dalle ciò che chiede, gioielli, o uccelli, o fiori;
e porta il piffero, e la tromba, e batti sul tamburo -
e da' il Buongiorno al mondo, e avviati alla gloria casalinga!

    

Awake ye muses nine, sing me a strain divine,
unwind the solemn twine, and tie my Valentine!

Oh the Earth was made for lovers, for damsel, and hopeless swain,
for sighing, and gentle whispering, and unity made of twain,
all things do go a courting, in earth, or sea, or air,
God hath made nothing single but thee in his world so fair!
The bride, and then the bridegroom, the two, and then the one,
Adam, and Eve, his consort, the moon, and then the sun;
the life doth prove the precept, who obey shall happy be,
who will not serve the sovreign, be hanged on fatal tree.
The high do seek the lowly, the great do seek the small,
none cannot find who seeketh, on this terrestrial ball;
The bee doth court the flower, the flower his suit receives,
and they make a merry wedding, whose guests are hundred leaves;
the wind doth woo the branches, the branches they are won,
and the father fond demandeth the maiden for his son.
The storm doth walk the seashore humming a mournful tune,
the wave with eye so pensive, looketh to see the moon,
their spirits meet together, they make them solemn vows,
no more he singeth mournful, her sadness she doth lose.
The worm doth woo the mortal, death claims a living bride,
night unto day is married, morn unto eventide;
Earth is a merry damsel, and Heaven a knight so true,
and Earth is quite coquettish, and he seemeth in vain to sue.
Now to the application, to the reading of the roll,
to bringing thee to justice, and marshalling thy soul;
thou art a human solo, a being cold, and lone,
wilt have no kind companion, thou reap'st what thou hast sown.
Hast never silent hours, and minutes all too long,
and a deal of sad reflection, and wailing instead of song?
There's Sarah, and Eliza, and Emeline so fair,
and Harriet, and Susan, and she with curling hair!
Thine eyes are sadly blinded, but yet thou mayest see
six true, and comely maidens sitting upon the tree;
approach that tree with caution, then up it boldly climb,
and seize the one thou lovest, nor care for space, or time!
Then bear her to the greenwood, and build for her a bower,
and give her what she asketh, jewel, or bird, or flower;
and bring the fife, and trumpet, and beat upon the drum -
and bid the world Goodmorrow, and go to glory home!

    

"Sic transit gloria mundi",
"Come fa l'ape indaffarata",
"Dum vivimus vivamus",
Blocco il mio nemico!

Oh "veni, vidi, vici!"
Oh caput da capo a piè!
E oh "memento mori"
Quando sono lontana da te!

Urrà per Peter Parley!
Urrà per Daniel Boon!
Tre evviva, signore, per il gentiluomo
Che per primo osservò la luna!

Peter, riponi il sole;
Pattie, sistema le stelle;
Di' a Luna, che il  è pronto,
E chiama tuo fratello Marte!

Posa la mela, Adamo,
E vieni via con me,
Così avrai una deliziosa
Colta dall'albero di mio padre!

Mi arrampico sul "Colle della Scienza"
"Scruto da lassù il paesaggio";
Una veduta così trascendentale,
Mai scorsi prima!

A Legiferare
Il mio paese mi offre di andare;
Prenderò le scarpe di gomma,
Caso mai il vento dovesse soffiare!

Nel corso degli studi,
Mi fu svelato
Che la gravitazioneper sbaglio,
Cadde da un albero di mele!

La terra su di un asse
Si diceva una volta che girasse,
Una sorta di ginnastica
In onore del sole!

fu il prode Colombo,
Navigando sull'onde,
Che annunciò alle nazioni
Dove avrei abitato!

Essere mortale è fatale -
L'eleganza è fine,
La disonestà, eroica,
L'insolvenzasublime!

I nostri padri stremati,
Caddero a Bunker Hill;
E malgrado gli innumerevoli dì,
Pure stanno ancora dormendo, -

La tromba, signore, li desterà,
Sogno di vederli risorgere,
Ciascuno col solenne moschetto
In marcia verso il cielo!

Un codardo si fermerà, Signore,
Finché la lotta sia conclusa;
Ma un immortale eroe
Metterà il berretto, e correrà!

Addio, Signore, me ne vado;
Il mio paese mi chiama;
Concedimi, Signore, nel partire,
Di asciugare le mie lacrime.

In segno d'amicizia
Accetta questa "Ballata",
E quando la mano che la scrisse
Sarà ormai oltre la luna,

La memoria dei miei resti
Sarà di conforto;
Dunque, addio, Tuscarora,
E addio, Signore, a te!

   

"Sic transit gloria mundi,"
"How doth the busy bee,"
"Dum vivimus vivamus,"
I stay mine enemy!

Oh "veni, vidi, vici!"
Oh caput cap-a-pie!
And oh "memento mori"
When I am far from thee!

Hurrah for Peter Parley!
Hurrah for Daniel Boon!
Three cheers, sir, for the gentleman
Who first observed the moon!

Peter, put up the sunshine;
Pattie, arrange the stars;
Tell Luna, tea is waiting,
And call your brother Mars!

Put down the apple, Adam,
And come away with me,
So shalt thou have a pippin
From off my father's tree!

I climb the "Hill of Science,"
I "view the landscape o'er;"
Such transcendental prospect,
I ne'er beheld before!

Unto the Legislature
My country bids me go;
I'll take my india rubbers,
In case the wind should blow!

During my education,
It was announced to me
That gravitationstumbling,
Fell from an apple tree!

The earth upon an axis
Was once supposed to turn,
By way of a gymnastic
In honor of the sun!

It was the brave Columbus,
A sailing o'er the tide,
Who notified the nations
Of where I would reside!

Mortality is fatal -
Gentility is fine,
Rascality, heroic,
Insolvencysublime!

Our Fathers being weary,
Laid down on Bunker Hill;
And tho' full many a morning,
Yet they are sleeping still, -

The trumpet, sir, shall wake them,
In dreams I see them rise,
Each with a solemn musket
A marching to the skies!

A coward will remain, Sir,
Until the fight is done;
But an immortal hero
Will take his hat, and run!

Good bye, Sir, I am going;
My country calleth me;
Allow me, Sir, at parting,
To wipe my weeping e'e.

In token of our friendship
Accept this "Bonnie Doon,"
And when the hand that plucked it
Hath passed beyond the moon,

The memory of my ashes
Will consolation be;
Then, farewell, Tuscarora,
And farewell, Sir, to thee!

 

 

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Il Natale è arrivato

Il Natale è arrivato

però è durato un giorno e se ne è andato.

Noi siam tutti felici,

perché al cenone ci sono anche gli amici,

ma anche contenti

perché ritroviamo i parenti.

Maria ha partorito,

quindi, Babbo Natale è partito.

Vedo arrivare Babbo Natale

con la sua slitta reale.

Scendendo dal camino si è incastrato

perché aveva troppo mangiato.

 

Giorgia Salemi, 18 Dicembre 2018

 

poesia natale giorgia

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Poesia di Natale di Aldo Fabrizi.

natale filtro

 

Poesia di Natale del mitico Aldo Fabrizi, attore italiano dell'Italia di una volta. Un grande attore, pacioso e paccioccone, romano. Un nostalgico Aldo Fabrizi ormai vecchio commosse il pubblico di una trasmissione tv condotta dal giovane Maurizio Costanzo. Nella notte di Natale del 1985, dopo una breve introduzione di Maurizio Costanzo sugli aspetti del Natale non sempre felici, Aldo Fabrizi lesse una poesia scritta nel 1970.  Malinconia, nostalgia e delusione. Il Natale non è più lo stesso in un mondo di "contestatari", dove i giovani si giocano il conforto della fede in nome della contestazione di tutto, dei fondamenti della religione.

In un immaginario dialogo con Papà Natale, vecchio e bianco, deluso dai desideri dei bambini che non si accontentano più dei vecchi giochi, fatti di cavalli a dondolo, trombette e soldatini, Aldo Fabrizi si ritrova ancor più deluso persino dalla messa rockettara e dai frastuoni di sirene che si odono nella notte di Natale. Rifiugiatosi a casa, scusandosi con Gesù per il luogo in cui si mette a pregare, si inginocchia all'altare domestico della madre.

 

 

Ieri sera, a mezzanotte meno 'n quarto,
uscenno pè la messa de Natale,
m'è capitato un fatto..
un fatto tale, che non so come non me pija un infarto.
All'urtimo ripiano, all'improvviso
me sò urtato de fianco
con un vecchio impalato addosso al muro
e margrado in quer punto fusse scuro
vedevo bene solamente il viso
incorniciato da un barbone bianco.
La parete scura dove stava appoggiato,
a poco a poco è diventata azzurra.

- Io sò papà Natale - m'ha spiegato
- Lo stesso de quann'eri regazzino
de quanno m'aspettavi,
guardanno nella cappa der cammino,
che te portassi quello che sognaivi.
Sino a quarch'anno fa, quanno arrivavo io,
se respirava er bene assime all'aria
e l'ommeni de bona volontà,
senza la malattia contestataria
credevano alla nascita de Dio
mo co sta libbertà confusionaria
c'è tanta gioventù che stenta a crede
e mette in discusione er fonnamento de la religione,
giocannose er conforto de la fede.
Purtroppo anno pè anno la vita sta cambianno
Pre esempio li pupetti mo vonno er mitra, er razzo,

l'aprioggetti, er casco d'alluminio, l'abitacolo pè annà a scoprì un pianeta.

E la stella commeta che illuminò la notte der miracolo per annuncià er Messia,
pè ricordalla non ce sta poeta, purtroppo hanno ammazzato la poesia."

Ho arzato l'occhi ar celo come pè dì ce penserà quarcuno"...

quanno l'ho riabbassati, avanti a me nun c'era più nesuno.

C'era solo un sacchetto, un cartoncello co' quarche giocarello cascato giù per tera,

un cavalluccio a dondolo, un tamburo, 'na sciabbola, 'na tromba, 'n bambolotto,

un sordatino cor fucile rotto assieme a no straccetto tricolore,
robbetta antica...senza più valore.
Le campane de Roma in quer momento hanno detto

fra poco è mezzanotte non fate tardi al vecchio appuntamento,

ma doppo que' rondò de pace e bene c'è stato no scombusoolo,

la notte s'è riempita de urli e de sirene e va a capì chi fosse o pompiere o pantere o crocerosse,

mentre stavo così c'è stata pè guastamme la nottata,

un'artra novità, la messa bitte.

Difatti da 'na chiesa qua vicino m'è arivato un fracasso indiavolato de batterie,

sassofoni, chitare, che avrà fatto tremà Gesù bambino e tutte le fiammele de l'artare.


Entranno a casa ho messo er catenaccio dicenno: "Mo che faccio..".

Poi ho detto " perdoneme Gesù, si pregherò quassù".. e pensanno l'armonium effatato,

sentivo er sonno più scommunicato e mentre che a la radio parlava er Santo Padre,

io me so inginocchiato davanti all'artarino de mi madre.

 

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IL SOGNO IN BOTTIGLIA-Tanino Urso-

Va! Nel mar placidamente

il mio sogno in te racchiuso,

ed affido alla corrente

questo verso, poco in uso!

Va! Cullandoti nel mare

con l'assillo mio cocente,

porta la parola "amare"

in un altro continente.

E, li giunta, ognor riprendi

il cammino tuo fugace.

E con tutto il cuor diffondi,

per il mondo, miglior pace!

Tutto il mondo è il tuo paese!

Siam fratelli tutti quanti.

L'abbissino, il congolese

dal più ricco al mendicante!

Pace, pace, porta a quelli,

che a pugnare troverai!

Fai capir che siam fratelli,

che non pugnino giammai!

E poi torna difilato

per portarmi la novella:

"tutto il mondo s'è chetato".

Ti ringrazio oh bottigliella.

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La storia di la linticchia

  lenticchie

La storia di la linticchia

N'anticchia è na linticchia,
Cu la forza si fa strata,
'ntempu nenti idda spunta

e si nni perdi lestu a cunta.

Cu la fogghia arrutulata
Marrò, virdi o arrussicata

nta staciunu è ammaturata.

Addijuta e arrimuddata
Cu la cutini è cunzata

Nta li piatta idda è sirvuta.

Cu l'auguriu di ricchizza,

paci, amuri e cuntintizza

la manciamu cu svirtizza.

Caura caura o arripusata,

o c'un susciuni arrifridata

p'ogni cocciu nu disìu

l'annu  vecchiu oramai finìu.

 

Vincenzo Catanese, 27 novembre 2018

Traduzione in italiano

 

La storia di la linticchia= la storia della lenticchia (delle lenticchie)

N'anticchia è na linticchia = una lenticchia è minuscola
Cu la forza si fa strata = con forza si fa strada
'ntempu nenti idda spunta = in pochissimo tempo essa spunta (germoglia)

e si nni perdi lestu a cunta = e ben presto se ne perde il conto.

 

Cu la fogghia arrutulata = con la foglia arrotolata
Marrò, virdi o arrussicata = marrone, verde o rossiccia

nta staciunu è ammaturata = in estate essa è maturata

Addijuta e arrimuddata = selezionata ed ammorbidita (reidratata)
Cu la cutini è cunzata = con la cotenna è mescolata (la conza è il condimento)

Nta li piatta idda è sirvuta = nei piatti essa è servita

Cu l'auguriu di ricchizza = con l'augurio di ricchezza

paci, amuri e cuntintizza = pace, amore e contentezza (felicità)

la manciamu cu svirtizza = le mangiamo con sveltezza

Caura caura o arripusata = calda calda o fatta riposare (e raffreddare)

o c'un susciuni arrifridata = o raffreddata con un soffio

p'ogni cocciu nu disìu = (esprimiamo) un desiderio per ogni chicco

l'annu  vecchiu oramai finìu. = adesso che l'anno vecchio è finito.

 

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Cigola la carrucola del pozzo

 cigola carrucola rid

 

Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'altro fondo,
visione, una distanza ci divide.

Eugenio Montale

Con un secchio legato all'estremità di un corda ripeschiamo i ricordi nel fondo del pozzo della nostra memoria. La corda che scorre attraverso una carrucola ormai arrugginita fa procedere incerto e lento il secchio che pesca e trabocca di fluidi ricordi. Risalendo la luce rischiara i ricordi e nel cerchio del secchio un ricordo tremulo di una immagine ridente. Accosto il volto a labbra evanescenti, forse per bere quest'acqua "passata". Appoggiando il mio volto su quest'acqua l'immagine si deforma, diventa rugosa come la pelle di un vecchio. La ruota della carrucola stride e facendo traboccare il secchio ti rimanda nel fondo. Una distanza oramai ci divide.

 

 

La memoria è un pozzo profondo che raccoglie i nostri ricordi, liquidi che si disperdono nel terreno circostante. Non riusciamo mai a trattenerli tutti ed a volte il meccanismo che fa ripescare i ricordi si inceppa, cigola come una vecchia carrucola, ed il secchio che abbiamo calato trabocca durante la risalita. La superficie dell'acqua diventa uno specchio in cui il volto si riflette, argenteo. Poggiandovi le labbra come per bere di quest'acqua, questa si increspa diventando rugosa come la pelle di un vecchio. 

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